Al Real Collegio di Lucca i gioiosi colori del buon Jazz italiano per il “Lucca Jazz Donna”

Dopo la presentazione a Palazzo Ducale di Lucca ed il proseguo con le prime due serate al teatro “Artè” di Capannori, il Festival “Lucca Jazz Donna” ha continuato il suo percorso sonoro esaltando la bellezza storica e suggestiva del “Real Collegio” di Lucca, che ha accolto i concerti offrendo al pubblico anche l'occasione di conoscenza di una delle tantissime preziosità architettoniche di quella splendida città che è Lucca. La serata del 12 ha iniziato a deliziarci con il bel concerto della brava batterista e compositrice Cecilia Sanchietti, presentata dalla casa discografica “Blu Jazz-Chicago”, che ha presentato il progetto “La Terza Via – The Third Side of The Coin”, nel quale ha messo in evidenza un felice equilibrio tra rispetto della grande tradizione Jazzistica ed istanze vibranti ed irrequiete della contemporaneità, forte di un'ensemble di ottimi musicisti. Il giovane e determinato sassofonista Nicolas Kummert, che in ogni suo assolo ci ha fatti vibrare per i suoi sferzanti voli creativi e per l'intensità espressiva, il talentuoso Pierpaolo Principato, che ha saputo esibire un pianismo davvero pulsante di energia ma allo stesso tempo ricco di sensibilità, ed il bassista Pierpaolo Ranieri, che ci ha dato un saggio di non comune originalità nelle sue performances solistiche al basso. Cecilia Sanchietti quindi non ha solo confermato le sue doti di precisa ed attenta drummer, ma ci ha saputo convincere anche per le felici intuizioni compositive e per la compiutezza qualitativa dell'ensemble. Nel secondo set si sono esibite Nicoletta Noè (voce e chitarra) e Silvia Valtieri (voce, piano e tastiera), che, presentate dalla “Filibusta Records”, hanno confermato la linea non Jazz, ma Crossover della Label, esibendosi in un concerto dalle caratteristiche molto alternanti, che si sono espresse con composizioni originali che pur nella loro oggettiva positività musicale, nulla hanno in comune con le istanze specifiche Jazz del Festival ed arrangiamenti di standards che invece ci hanno convinto per la felice originalità e le interessanti proprietà interpretative. Il terzo set ci ha esaltato con la performance di Giulia Galliani, che, presentata dalla “Dodicilune Records”, ci ha offerto il difficilissimo progetto “Song For Joni”, dedicato alla grande Joni Mitchell. Un compito davvero arduo, molto spesso fallimentare per chiunque si sia cimentato in quest'impresa, ma che ci ha rapiti fin dal primo pezzo per le straordinarie doti di sensibilità ed interpretazione espressi nell'elaborazione delle istanze musicali della particolare ed originale songwriter canadese. Giulia Galliani ha saputo utilizzare tutti i colori, tutti gli accenti e tutte le sfumature espressive per omaggiare Joni Mitchell senza mai “schiacciarsi” nella pura emulazione o citazione. Il riferimento alla “maestra” è sempre stato straordinariamente mediato dalla forte personalità della Galliani, che ci ha ricordato come sia possibile, ancora oggi, rendere preziose le reinterpretazioni, spogliandole del riduttivo appellativo di “cover”, ma reinventandole come pezzi dalla luce propria, originale. Giovanni Benvenuti ha saputo portare le sonorità del suo sax fino ad invadere i nostri cuori, le nostre pance e le nostre menti, con performances solistiche dalla grande preziosità tecnica, ma con l'aggiunta di un'intensità genuina che ha manifestato la sua profonda partecipazione emotiva. Il giovane Andrea Mucciarelli alla chitarra ci ha saputo sorprendere con fraseggi colti ma contemporaneamente freschi e vibranti, vivacemente fantasiosi. Matteo Addabbo ha saputo cogliere ed interpretare tutti gli aspetti più romantici del progetto con fraseggi eleganti ed al contempo ricchi di dinamismo. Andrea Beninati non si è certo risparmiato con il suo esplosivo e talentuoso drumming, carico di vitalità ma anche attento alle particolarità dei tempi, non certo scontati e ripetitivi nelle composizioni della Mitchell e nella reinvenzione della Galliani. Ed è stato un piacere ritrovare il prestigioso contrabbassista e vecchio amico Lello Pareti, per l'occasione “special guest”, che dall'alto della sua pluridecennale esperienza, ha saputo non solo essere prezioso punto di riferimento della sezione ritmica, ma anche offrire una piccola perla di solo dalla grande ispirazione. La serata del 13 è partita con la valida cantante Laura Avanzolini, che, presentata dall'”Alfamusic”, ci ha presentato il progetto “Songs” che ha evidenziato come una buona preparazione tecnica, abbinata a creativi arrangiamenti musicali ed ispirata capacità interpretativa, possano costituire preziosi elementi per offrire anche all'ascoltatore più esperto ed esigente, occasione di gradevolezza d'ascolto e di apprezzamento. Interpretare i grandi del passato non significa fare un esercizio passivo di “devozione e sudditanza artistica” o di “rinuncia personale” (anche se per molti, l'esecuzione degli standards sembra proprio ridursi a questo), ma può invece rappresentare occasione per rendere omaggio a chi ci ha fatto sognare con la “luce” del proprio genio, manifestando al contempo la propria profonda identità, con tagli interpretativi ed espressivi del tutto personali ed originali, con l'effetto quasi paritario all'esecuzione di composizioni originali. Oltre alle creative e godibili personalizzazioni vocali della Avanzolini, mi piace sottolinare la gentilezza e la fresca interpretazione pianistica del sensibile Michele Francesconi, luminescente nonostante il suo carattere incline al mantenimento di un profilo basso e modesto. Un prezioso “complice” e compagno d'avventura dall'evidente talento interpretativo ed improvvisativo. Il secondo set ci ha regalato la magnificenza di Enrico Intra, uno tra i più brillanti ed inossidabili grandi Maestri del Jazz Europeo, che nonostante abbia superato da un migliao di giorni gli ottant'anni, è riuscito ancora una volta a sorprenderci per le sue imprevedibili e colte improvvisazioni, per i suoi funambilici impeti pianistici e per le sue estreme delicatezze interpretative, rivelandoci quanto siano ancora vivi e pulsanti in lui tutti i possibili colori dell'immensa tavolozza creativa, capace di farci volare in un mondo parallelo ma molto più ampio e ricco di quello che solitamente siamo soliti vivere nei contesti musicali abituali. Il genio artistico prima di arrendersi alla materia del tempo, riesce ad opporre l'immensità della sua travolgente e potente luce. Al fianco del Maestro si esibiva Marcella Carboni, che credo di poter affermare come la più eccelsa rappresentante dell'Arpa Jazz, non solo a livelli europei, che con la sua sensibilità e la sua straordinaria tecnica, non solo ha dialogato in modo sopraffino con il grande pianista, ma ci ha saputo rapire con i suoi fraseggi, leggeri come voli di farfalla e palpitanti come la primavera che manifesta commovente rinascita alla vita. Un superlativo duo, quello del Maestro Enrico Intra e dell'arpista Marcella Carboni, presentato dall'”Alfamusic”, che ha sicuramente impreziosito ed elevato il livello artistico del Festival. Ed anche se esibirsi dopo tanta grandezza e qualità artistica, sarebbe risultato arduo ed ostico per chiunque, Sara Jane Ghiotti, giovane e preparatissima vocalist presentata anch'ella dall'”Alfamusic”, ha saputo imporsi con la sicurezza di una star, con la padronanza di chi affronta con passione, determinazione e costante lavoro di studio la propria professionalità, offrendo poi performances di alto livello interpretativo. Il suo progetto “In Mancanza d'Aria”, pur omaggiando i più grandi e conosciuti compositori brasiliani, rivisitati all'infinito anche dai più grandi nomi della musica internazionale, ha saputo farsi apprezzare per un'inaspettata originalità, che si avvale di felici intuizioni interpretative, con punteggature ed accenti davvero particolari, che sanno reinventare anche le più conosciute composizioni, dalle quali ci si aspetta una sequenza musicale preordinata, con un proprio approccio stilistico personale, a volte anche piacevolmente spiazzante per originalità. Al suo fianco Simone Migani al pianoforte, Andrea Taravelli al basso e Pasquale Montuori alla batteria, che hanno “sposato” totalmente le istanze musicali della leader, offrendo performances dalla coerente “complicità” sonora e dal livello qualitativo capace di farsi notare ed apprezzare in ogni pezzo del progetto. Una serata, quindi che ci ha convinto e coinvolto in ogni sua espressione e ci conferma quanto il buon Jazz italiano sia ai massimi livelli mondiali per qualità tecnica, idee e personalità. La serata è stata condotta come sempre dalla fresca, esperta e pimpante Michela Panigada, presentatrice che non delude mai per la sua sanguigna ed appassionata partecipazione interiore, capace di manifestarsi ad ogni occasione e che ci rimanda all'ultimo appuntamento del Festival con il concerto del 21 Ottobre alla Chiesa di San Francesco, che vedrà sul palco del “Lucca Jazz Donna” la cantante toscana Irene Grandi. Bruno Pollacci “Animajazz”

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14
Ott
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