LUCCA JAZZ DONNA 2018: tra Crossover e preziosità assolute del Jazz

Sfidando i drastici tagli alla cultura, che feriscono e penalizzano gravemente la nazione, per eccellezza, delle Arti e della Cultura, e che può godere del turismo internazionale proprio per loro merito, il Festival “Lucca Jazz Donna” è arrivato alla sua quattordicesima edizione, alimentato dall'impavida, determinata e calda passione, che attanaglia da sempre il suo Direttore Vittorio Barsotti, presidente del “Circolo Lucca Jazz” e l'incredibile ed instancabile squadra di meravigliose donne che compongono lo staff operativo, dal quale spicca la bravissima Michela Panigada, presentatrice del Festival, con “storica esperienza” ed estrema padronanza del palco . La serata di presentazione organizzata nei locali di Palazzo Ducale del Festival, che è per definizione al Femminile e Jazz, ha subito sorpreso e spiazzato il pubblico con una prima esibizione musicale di un uomo e neppure jazzista: Giò Mannucci, cantautore/pianista, vincitore del “Premio Controradio”, che però è stato ritenuto in sintonia con il Festival per aver scritto una composizione sul tema della violenza sulle donne. La serata ha poi continuato a sorprendere le aspettative con Elettra Capecchi e Carlotta Forasassi, talentuose pianiste che si sono esibite in un concerto a “quattro mani” che ha manifestato apertamente la loro bravura tecnica e la coplicità di duo, attraverso ambientazioni classiche, appena profumate delicatamente di Jazz. L'esplosione della specificità Jazz e dell'estrema qualità si sono potute godere compiutamente poi nel set magistralmente proposto da Michela Lombardi e Riccardo Fassi Trio, featuring Nico Gori. Ricordo ancora quando sedici anni fà “tenevo a “battesimo” nel mio programma “Animajazz” i giovanissimi Michela Lombardi e Nico Gori con i loro primi demo, avendi intuito ed avvertito già da allora in loro il talento che poi li ha portati oggi ad essere tra i professionisti più importanti e preziosi del panorama jazzistico nazionale. Il progetto era sulla reinterpretazione in chiave Jazz delle canzoni di Madonna, protagonista di musica che proprio non è mai rientrata nella mia ammirazione, ma che reinventata con la magia del Jazz ispirato, ha saputo coinvolgermi pienamente. Confesso di essere rimasto affascinato e rapito delle felici intuizioni di arrangiamento che il gruppo ha saputo creare ed esibire con maestria, tanto da vivere forti e commoventi emozioni. Il progetto ci ha permesso di scoprire una diversa Michela Lombardi, che si è confermata artista ed interprete di grande spessore, e non solo per la sua convenzionale grazia, ma anche per la sua determinazione e la sua apertura interpretativa, in questo caso vitalizzata da nuovi colori vocali. I fraseggi pianistici di Fassi ci hanno ricordato quanto questo grande artista meriterebbe molte più chances di visibilità per capacità tecniche e sensibilità improvvisative. Nico Gori è tra i sassofonisti/clarinettisti che io ritengo più talentuosi del Jazz italianom ed in alcuni assoli di questo progetto è riuscito ad offrirci viaggi pulsanti di vibrazioni sonore dal grande spessore artistico ed improvvisativo. E certamente non è stata da meno la sezione ritmica, che grazie agli ispirati Luca Pirozzi al basso ed Alessandro Marzi alla batteria, hanno rappresentato un valore aggiunto al progetto per affidabilità, solidità ritmica e creatività. La serata si è conclusa poi con la performance cantautoriale di Eleonora Bianchini, artista d'esperienza e perfetta interprete delle scelte musicali crossover della Filibusta Records che l'ha proposta e che spesso rasentano soltanto il Jazz, addirittura fino ad eluderlo del tutto. La serata del 5 ottobre, avvenuta al Cinema/Teatro “Artè” di Capannori, che ha confermato la collaborazione del Festival con il comune della provincia lucchese, si è aperto con la vocalist e compositrice Gloria Trapani, un'altra giovane nella quale avevo riposto la mia fiducia e stima in passato, per la sua originalità e che ci ha confermato il coraggio e la determinazione nel suo nuovo percorso musicale, che riesce ad evitare sempre le ovvietà e le consuetudini interpretative, offrendo un progetto dalle particolarità morbidamente evocative e convincenti. Il solidale e qualitativo supporto della sua...“storica”...band rende evidenti la complicità artistica e la solidità del progetto condiviso, basato su atmosfere cantautoriali aperte, ariose e dal respiro poetico. Il secondo set, affidato al nutrito ensemble della giovanissima vocalist Francesca Gaza, costituito da altrettanti giovanissimi musicisti che con lei hanno condiviso i preziosi anni di formazione e specializzazione a “Siena Jazz”, ci ha proposto composizioni originali che, pur mettendo in risalto soprattuto la preparazione tecnica di tutti i componenti del gruppo, nessuno escuso, non sono riuscito ad accogliere con entusiasmo ed emozione. Il terzo set ha quindi poi visto protagonista l'atmosfera latin della vocalist Daniella Firpo, che ci ha riacceso l'ascolto con la sua sensuale e partecipata esibizione, capace di esaltare la grande tradizione musicale brasiliana, ma con preziosi accenti interpretativi vocali dalla spiccata personalità, “conditi” ad hoc dalle vivaci ed altamente professionali performances strumentali di Daniele Santimone alla chitarra el Alberto Rossi alla batteria e percussioni. Ed arriviamo alla serata del 6, che ha saputo immediatamente gonfiare il mio cuore di bellezza musicale attraverso l'incredibile performance della straordinaria violinista Anais Drago, con i suoi “Jellyfish”, formazione di grande livello, che prendendo liberamente spunto dall'immenso Frank Zappa, ha saputo reinventare musica di altissima qualità, che il Maestro avrebbe ascoltato, accolto ed “abbracciato” con un sorriso dilagante. La Drago è un altro caso di giovane che io avevo già esaltato con fervore quando, completamente sconosciuta, era stata chiamata ad esibirsi al Lucca Jazz Donna del 2014, nel gruppo capeggiato dal grande Giovanni Tommaso, tra l'altro anche attento ed infallibile scopritore di nuovi talenti. Anais Drago ci ha sorpresi per la sua nuova maturità di violinista, invadendo i nostri cuori con il suo ricco e vario repertorio sonoro, capace di passare dai più leggeri, raffinati ed impalpabili sfioramenti d'archetto, al pizzicato pulsante ed ironico, fino ai più impetuosi, virtuosi e travolgenti assoli degni dei più grandi esponenti del violino non solo Jazz internazionale. Un portento naturale che ha saputo anche espandersi attraverso le proprie composizioni ispirate ed i propri felici arrangiamenti, degni della genialità di un Frank Zappa, aleggiante, festosamente ed ironicamente presente, ma senza mai essere citato passivamente con inutile ed insulsa reverenza. Ma la sua bravura non è certo disgiunta da quella del suo straordinario ensembre “Jellyfish” (Andrea Beccaro alla batteria, Viden Spassov al contrabbasso, Gianpiero Malfatto al trombone, Riccardo Sala al sax tenore, Giulio Gianì al sax contralto, Gabriele Ferro alla chitarra elettrica) che ha offerto prestazioni davvero pregevoli, non solo per la sapiente e complice sonorità d'ensemble, ma anche per ognuna delle performances solistiche. Ironico e super creativo l'esperto trombonista Gianpiero Malfatto, sicuro e dinamico il drumming di Beccaro, ricchi di fraseggi colti e dinamici gli assoli del citarrista Gabriele Ferro, tocco chiaro, ben scandito ed incisivo quello del contrabbassista Viden Spassov, ed intensi, determinati ed appassionati i soli di sax di Riccardo Sala e Giulio Giani. Un progetto davvero importante e di grande livello tecnico ed espressivo che ha saputo emozionarci. Il secondo set non era facile da sostenere dopo un tale livello esplosivo, ma Chiara Padellaro vocalist equilibrata e gradevole, si è fatta rispettare ed apprezzare con il suo progetto cantautoriale originale, dai testi evocativi e dall'interpretazione professionale, vissuto con il suo trio di validi musicisti. La serata si è chiusa poi in bellezza, con il Joy Grifoni Pure Joy Quintet, che ha visto la leader Joy Grifoni impegnata al contrabbaso ed alla voce, oltre che nelle interessanti ed originali composizioni ispirate ad un armonioso rapporto con la natura, ma non posso lasciare certo in secondo piano la presenza del grandissimo Guido Bombardieri, stella assoluta del Jazz non solo nazionale, che con i suoi sax ha saputo liberare l'ascoltatore dal suo involucro fisico, catapultandolo nell'aperto universo dei cieli più azzurri della musica improvvisata, attraverso una creatività esplosiva ed una tecnica impeccabile che mi ha coinvolto apertamente e sfontatamente, facendomi ricordare che il Jazz, quando è suonato così, è inconfutabilmente la musica più bella del mondo. E come non citare Davide Bussoleni, rispettoso degli altri, senza mai “coprire” i colleghi con il suo sapiente drumming (capacità assai rara), fantasioso, imprevedibile ed originalissimo batterista che merita un'attenzione particolare. Ma non sono certo passate inosservate anche le performances di Francesco Baiguera, chitarrista estremamente raffinato e dal tocco sapiente ed ispirato e quelle pianistiche di Mattia Manzoni che ha saputo integrare il suo stile asciuto e sapiente nelle istanze musicali del progetto. Un finale quindi di gran livello che ci ha fatto apprezzare la prima parte di questo Festival, che tra “crossover” e preziosità del Jazz, riesce anche in questa edizione a regalare (...anche letteralmente, visti gli ingressi grtuiti...) grandi momenti di musica. E con positiva curiosità attenderemo l'appuntamento per le serate del 12 e 13 ottobre, al Real Collegio di Lucca. Bruno Pollacci “Animajazz”

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7
Ott
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